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Sansa di olive: un rifiuto che diventa preziosa risorsa

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A partire dalla sansa, uno scarto, si stanno svolgendo importanti ricerche per mettere a punto processi innovativi ad alto valore aggiunto.
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A partire dalla sansa, uno scarto, si stanno svolgendo importanti ricerche per mettere a punto processi innovativi ad alto valore aggiunto.

Quando portiamo le nostre olive al frantoio per ottenere l’olio extra-vergine è abbastanza semplice notare che vengono prodotti degli scarti: si tratta delle sanse vergini (solide) e delle acque di vegetazione (liquide).

Questi scarti sono dei veri e propri rifiuti che non possono essere dispersi nell’ambiente ma che vanno smaltiti correttamente, il che ha un costo elevato.

Le sanse costituiscono il 30 – 50% in peso delle olive lavorate.

Tradizionalmente, le sanse sono state smaltite tramite riutilizzo come:

a. concime spanso direttamente sul terreno

b. mangime per animali (bovini, ovini)

c. combustibile solido o per la produzione di biogas

d. intermedio per ottenere l’olio di sansa grezzo, di caratteristiche decisamente più scadenti dell’olio extra-vergine, tramite estrazione chimica con solvente

Negli ultimi anni sono stati condotti diversi studi da enti di ricerca italiani mirati ad esplorare la possiilità di recuperare dalle sanse delle molecole funzionali (polifenoli, tocoferoli, fitosteroli, terpeni, squalene).

Dietro questi nomi complicati ci sono delle molecole ad alto valore aggiunto che trovano applicazione in ambito alimentare, cosmetico e farmaceutico.

Sansa di Olive
Sansa di olive

È quanto si sta facendo all’interno del progetto S.O.S. – Sustainability of the Olive oil System con capofila Ager e la partecipazione di diverse Università italiane fra cui il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Alimentari dell’Università degli Studi di Bari.

Ager, attiva nel promuove la ricerca scientifica nell’agroalimentare italiano, pone fra gli obiettivi la messa a punto di un metodo di estrazione “green” delle molecole funzionali contenute nella sansa. In particolare, il gruppo sta sperimentando l’utilizzo della cosiddetta “CO2 supercritica” per ottenere estratti utilizzabili sia negli alimenti, sia in campo alimentare e farmaceutico. Accanto a questo sistema di estrazione, è stato messo a punto un metodo per recuperare anche i composti fenolici dalla sansa per l’arricchimento di alimenti e in ambito biomedico usando soluzioni di acqua e alcool e ultrasuoni. Scopri di più cliccando qui.

Anche all’interno del progetto V.A.L.E. ( Valorizzazione di scarti Agro-alimentari per la produzione di olio di oLiva a valore nutracEutico aumentato) con capofila il gruppo Salov e con la partecipazione, tra gli altri, del Dipartimeno di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-Alimentari dell’Università di Pisa e il consorzio CPTM ci si è occupati di questo argomento.

Tra gli obiettivi dichiarati dai promotori, oltre alla definizione di prodotti a base di olio di oliva raffinato additivati con componenti nutraceutiche, vi è anche la sperimentazione su scala pilota di processi di produzione di componenti nutraceutici a partire da scarti del ciclo produttivo dell’olio di oliva. Conosci i dettagli sul sito.

Queste ricerche aprono delle nuove possibilità per noi operatori del settore volte ad aumentare l’efficienza dell’intera filiera produttiva dell’olio extra-vergine di oliva.

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